Io proprio non ci riesco.
Da ex-sportivo e da mental coach non riesco a parlare di fortuna o sfortuna nello sport (a dire il vero è un concetto in cui non mi ritrovo neanche per quanto concerne la vita di tutti i giorni). Per me la palla che colpisce il palo è un tiro non sufficientemente preciso. Di poco. Certo. Ma pur sempre fuori bersaglio. Non c’è qualcuno che ha tramato contro di me. Semplicemente non ho tirato abbastanza bene. Sono stato bravo, ho fatto un bel tiro ed al tempo stesso non sono stato bravissimo.
Sto scrivendo poco dopo che Lorenzo Musetti ha dovuto ritirarsi nei quarti di finale degli Australian Open, mentre era in netto vantaggio contro il campionissimo Djokovic, a causa di un infortunio. Ha così mancato l’approdo in semifinale e la chance di chiudere il torneo come numero 4 del ranking mondiale o magari numero 3 (che vorrebbe dire essere il numero uno dei tennisti “terrestri”, escludendo da questi i marziani Alcaraz e Sinner).
Ovviamente Musetti è affranto. Non si capacità di come si sia infortunato. Sui social si chiama in causa la sfortuna.
Momenti come questo sono le chiavi di volta per atleti che vogliano essere al top.
Quando la scorsa estate Sinner ha subito la cocente rimonta di Alcaraz agli Open di Parigi la mazzata è stata terribile. Un mese dopo Jannik ha battuto Alcaraz a Wimbledon, dove lo spagnolo aveva trionfato nei due anni precedenti.
Come si svolta dalle delusioni feroci che talvolta lo sport impone?
Accettando gli eventi avversi.
Questo diventa ancora più facile se si comprende “a bocce ferme” che gli eventi sfavorevoli fanno parte dell’avventura. Se sono un atleta so che posso farmi male. Come un’automobile può succedere che si fermi all’improvviso e mi lasci a piedi, così avviene al corpo umano. Il muscolo cede. E tu sei fermo. In altri casi hai la spia gialla. Il motore può andare avanti. Ma magari a ritmo ridotto e va comunque controllato appena possibile.
Occorre consapevolizzare che potrei infortunarmi. Che potrei colpire il palo. Che l’avversario potrebbe prendere il nastro nel punto decisivo. Che l’arbitro in totale buona fede può prendere un abbaglio.
“Eh ma se pensi a queste cose te le tiri”.
Non funziona così. Certo se mentre mi alleno o mentre sono nello spogliatoio pensassi al fatto che mi potessi infortunare o se ci faccio attenzione mentre gioco mando dei segnali di certo non utili al mio corpo. Mi contraggo. Mi spavento e tutto questo si traduce in una biochimica dannosa.
È semmai vero il contrario. Avere consapevolezza che gli infortuni ci possono essere deve spingere a fare tutto ciò che è possibile per prevenirli. Restando nel tennis basta guardare cosa ha fatto nell’ultimo decennio Djokovic. Dopo un periodo di appannamento ha cambiato alcune cose. Lo ha fatto secondo le sue credenze e convinzioni. Ha scelto l’alimentazione vegana, ha avuto i suoi discreti problemi con il tema vaccini. Scelte che io non avrei fatto ma che lui ha ritenuto giuste per sé. Il risultato è una longevità ad alto livello mai vista nel tennis. Il risultato è stato doversi operare di menisco il 5 Giugno 2024, tornare in campo a Wimbledon il 2 Luglio, giocare la finale il 14 Luglio per poi vincere l’oro olimpico il 4 Agosto.
Quando si è rotto il menisco era a due mesi dal suo ultimo sogno sportivo. Vincere l’oro olimpico per la sua nazione. Non aveva tempo per piangersi addosso e prendersela con la sfortuna. Doveva decidere e farlo in fretta. E nonostante lui sia un “difensore” del suo corpo da tutto ciò che è artificiale ha deciso di operarsi.
“Negli ultimi giorni ho dovuto prendere alcune decisioni difficili dopo la rottura del menisco durante l’ultima partita. Sto ancora elaborando tutto, ma sono felice di riferire che l’operazione è andata bene. Sono molto grato all’equipe di medici che è stata al mio fianco in queste ore complicate e anche a tutto il sostegno che ho ricevuto da tutti i miei meravigliosi fan. Farò del mio meglio per tornare in salute e in campo nel più breve tempo possibile. Il mio amore per questo sport è forte e il desiderio di competere al massimo livello è ciò che mi fa andare avanti”.
In definitiva il tema è comprendere ed accettare a priori che ci saranno degli ostacoli nel nostro percorso. Le sconfitte e gli infortuni sono tra questi. Fanno parte del film. Quando facciamo pace con questo il nostro cammino può ripartire con facilità.
Insomma non si tratta di fortuna o sfortuna.
Si tratta della vita.
È semplice.
Tutto qui.